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Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Notizie

Ovovia. Massolino: «Finalmente ammesse le nostre ragioni, ma le responsabilità sul mancato sviluppo della mobilità sostenibile non si cancellano»

 «Accogliamo con favore il fatto che, finalmente, una parte della maggioranza riconosca le ragioni che sosteniamo da anni sull’ovovia - dichiara Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG in merito alle dichiarazioni odierne comparse sulla stampa -. Tuttavia, non possiamo non rilevare come la posizione espressa oggi da Forza Italia appaia tardiva e strumentale. Dopo aver sostenuto il progetto per anni, il cambio di rotta arriva solo ora, quando si avvicinano le elezioni, e quando il 73% delle triestine e dei triestini si dichiara contrario all’opera. Una scelta che ha il sapore dell’opportunismo e del calcolo elettorale più che di una reale presa di coscienza».

«L’ovovia resta un’ipotesi inutile, impattante e insostenibile, prima di tutto dal punto di vista della mobilità urbana - prosegue la consigliera -. Non risponderebbe ai bisogni reali di spostamento quotidiano, non migliorerebbe l’efficienza del trasporto pubblico e non affronterebbe in modo strutturale le criticità della città. A causa di questa ostinazione e dell’incapacità di rivedere per tempo le proprie scelte, Trieste ha già perso decine di milioni di euro del PNRR: questa è la vera responsabilità politica di chi ci amministra, che avrebbe avuto tutto il tempo e la possibilità di cambiare il progetto e invece ha preferito giocare a palla avvelenata sulla testa della cittadinanza. Un’occasione sprecata che avrebbe potuto essere investita in interventi realmente utili alla collettività».

«I tatticismi di Forza Italia non devono far dimenticare che Trieste ha bisogno di una visione diversa della mobilità urbana: un trasporto pubblico efficiente e integrato, una rete ciclabile e pedonale sicura e di qualità, una pianificazione che metta al centro sostenibilità ambientale e il benessere delle persone - conclude Massolino -. La città non ha bisogno di scelte populiste dettate dai sondaggi, ma di un governo capace di assumersi responsabilità sulla base di una strategia chiara e lungimirante, non di piccoli interessi o convenienze del momento».

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Grignano: parcheggio vista mare. Massolino e Russo «Intollerabile un ulteriore scempio», le associazioni «Alla Conferenza dei Servizi per dire NO a questa variante illegittima»

 

La variante del progetto regionale di riqualificazione del Porticciolo di Grignano, che sarà discussa in Conferenza dei Servizi Decisoria il prossimo lunedì 16 febbraio, è stata una doccia fredda. La consigliera Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia - Civica FVG e il consigliere del Partito Democratico Francesco Russo hanno convocato una conferenza stampa insieme alle associazioni per illustrare tutte le criticità che emergono.

«Riteniamo molto grave questo cambio di rotta totale sul progetto - afferma Massolino, che aveva presentato un’interrogazione immediatamente a seguito dell’abbattimento improvviso degli alberi della parte nord e un ordine del giorno alla recente finanziaria -. Dopo lo scempio già perpetrato nella parte nord, che è diventata un parcheggio e un’isola di calore fronte mare, sacrificando gli amati e rigogliosi pini che si era promesso di salvare e la parte di passeggiata lungo il mare, ecco che si va a distruggere l’unico aspetto positivo del progetto: la zona ludico-ricreativa nella parte sud. A chi verrebbe in mente di passare il proprio tempo libero in mezzo alle lamiere incandescenti delle auto? Questo può apparire come un tema piccolo rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare, ma invece dice molto della visione del futuro che ha chi ci amministra: sempre più centralità alle macchine che alle persone. E non vi è traccia né di un’analisi dell’effettiva domanda di stalli né di alternative progettuali per l’organizzazione della mobilità, mentre viene ignorata la petizione firmata da duemila persone per conservare i pini».

«Un iter pieno di contraddizioni, tra annunci fuorvianti e numero di alberi da preservare che cambiava di volta in volta, fino ad arrivare all’intenzione finale di abbattere tutti gli alberi del porticciolo, il che non è ancora avvenuto anche grazie alla pressione politica e alla mobilitazione pubblica - aggiunge il consigliere Russo, anche lui firmatario di un’interrogazione -. Siamo qui oggi per dimostrare supporto alle tante persone che si stanno attivando per salvare gli alberi, auspicando che la Conferenza dei Servizi sia un momento di confronto positivo che possa far andare il nostro territorio nella direzione delle più moderne realtà internazionali, che aumentano il verde urbano anziché ridurlo».

Alla conferenza stampa hanno preso parte anche le associazioni Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta, Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, WWF FVG, LIPU Trieste, ISDE, alcune delle quali hanno ricevuto l’invito alla Conferenza dei Servizi del prossimo lunedì, lamentando tuttavia la mancanza di coinvolgimento nelle fasi precedenti di progettazione. In concomitanza della conferenza stampa le stesse associazioni hanno organizzato un flash mob titolato “smascheriamoli”, in cui le persone hanno protestato indossando maschere da albero, in occasione del carnevale.

«Abbiamo presentato una corposa memoria in vista della Conferenza dei Servizi, nella quale abbiamo rappresentato numerose problematiche ed evidenziato alcune istanze cruciali, su cui non abbiamo intenzione di demordere - spiega Renato Larosa a nome del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste anche a nome del Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta -. Esprimiamo ferma contrarietà alla variante, che stravolge il progetto originario. Le finalità indicate nella Relazione paesaggistica, infatti, menzionavano lo spazio pedonale, la riduzione della dominanza visiva del parcheggio, la conservazione degli alberi esistenti e l’introduzione di una nuova isola verde rendendo “il porto di Grignano un’estensione del Parco Miramare e creando un nuovo carattere più naturale dell’intera area”, che ai sensi del Piano Paesaggistico Regionale è una zona di eccezionale valore paesaggistico, storico e ambientale inclusa nei beni paesaggistici di “notevole interesse pubblico” dove ogni intervento è subordinato all'autorizzazione paesaggistica. Ora tutte queste promesse sono state stravolte da 62 posti auto e 18 posti moto, e la condanna a morte degli ultimi pini superstiti nella baia, dopo aver devastato tutti quelli sul lato nord, ci risulta senza una specifica autorizzazione della Soprintendenza. Chiediamo si torni sul progetto originario, con l’area ludico-ricreativa e il mantenimento delle alberature»

«Dal punto di vista ambientale - prosegue Larosa -, riteniamo totalmente inadeguato l’intervento prospettato, oltre che in contraddizione con l’articolo 9 della Costituzione in merito alla tutela del paesaggio e dell’ambiente e al regolamento europeo di ripristino della natura. L’indagine fitosanitaria e biomeccanica non indicava nessun problema di salute delle alberature, tanto da prospettare un intervento conservativo come fatto in altre parti della regione. La variante, invece, inquadra le rimozioni e le sostituzioni di alberi come fossero puri numeri. Anche qualora gli abbattimenti fossero tecnicamente inevitabili (e non è questo il caso) un progetto ben fatto dovrebbe indicare i criteri di scelta delle nuove specie in base alle caratteristiche biometriche e alle funzioni che devono svolgere in termini di copertura, biomassa, benefici ecosistemici, con svariate decine di alberi a compensare ciascun albero adulto abbattuto».

«Gli alberi non sono elementi di arredo, ma organismi viventi con esigenze ecologiche e fisiologiche precise - specifica Marisa Vidali, presidente del Comitato scientifico del WWF FVG -. Oltre alla necessità di mantenere i pini, è molto importante tenere conto del tipo di specie che si prevede mettere a dimora per le nuove piantumazioni che devono essere quanto più coerenti con il contesto vegetale naturale circostante, prediligendo specie più idonee (autoctone e rustiche) all’area del progetto. Lascia perplessi la scelta dei cipressi, specie altamente allergenica, non autoctona, totalmente estranea al contesto vegetazionale e paesaggistico della zona e che ha un apparato radicale a fittone che scende molto in profondità e supera in altezza il tronco della pianta matura, quindi potrebbe intercettare il suolo salino. Nelle aree costiere l’avanzamento del cuneo salino nel sottosuolo può compromettere lo sviluppo radicale, con effetti negativi sulla stabilità e salute delle alberature, fenomeno aggravato da cambiamenti climatici».

Una questione che ha a che fare anche con la salute pubblica: «Un albero con un fusto di 23-30 cm di diametro assorbe 30 kg di CO2 all’anno – dichiara Mario Canciani, pneumologo, rappresentante di ISDE Medici per l’Ambiente – e agisce sulla temperatura come 10 climatizzatori in funzione per 20 ore al giorno. Ma affinché un albero raggiunga questa grandezza ci vogliono dai 20 ai 30 anni. Le conifere inoltre rilasciano potenti fitofarmaci, in particolare terpeni, potenti antiossidanti che agiscono su pressione, asma, diabete, oltre ad apportare benefici psicologici: hanno un effetto tranquillante, rilasciando endorfine, le molecole del benessere e della felicità».

Le associazioni pongono numerose domande all’Amministrazione: Perché i render della Relazione illustrativa mostrano in modo ingannevole filari di pini slanciati e folta vegetazione, quando poi il risultato è che i nuovi alberi nemmeno si vedono e si ha l’impressione di trovarsi nel park di un centro commerciale? Quali sono le “circostanze imprevedibili da parte della stazione appaltante” che giustificano le modifiche del progetto ai sensi del Codice dei contratti pubblici? Come si possono far passare per “esigenze sopravvenute” quelle che vengono definite “spinte” per ottenere ulteriori posti di parcheggio di mezzi privati, a scapito della superficie di svago e relax e delle alberature? Perché gli alberi della zona nord, compresi nel vincolo di “bellezza panoramica”, sono stati abbattuti senza la prescritta autorizzazione della Soprintendenza, in violazione delle norme tecniche di attuazione del PRGC? 

«Qualora in sede di Conferenza dei Servizi non ottenessimo risposta a queste domande o le risposte pervenute fossero insoddisfacenti - concludono le associazioni -, saremo costretti a prendere in considerazione ogni possibile azione legale per fermare l’intervento e salvare i pini».

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Giorno del ricordo. Moretuzzo: «Ricordare significa riconoscere la complessità del passato. La memoria è strumento di comprensione e ponte verso il futuro»

«Ricordare non significa riaprire divisioni, ma riconoscere la complessità del passato e dare dignità a tutte le vite coinvolte. La memoria, quando è coltivata con rispetto e responsabilità, diventa uno strumento di comprensione, una responsabilità del presente e un ponte verso il futuro. È attraverso l’ascolto delle storie, anche quelle più difficili, che si costruisce una cultura della pace e della convivenza. Il Giorno del ricordo ci invita a guardare alla storia senza semplificazioni, a riconoscere il dolore di chi ha subito violenze, persecuzioni e lacerazioni, e a trasformare quella sofferenza in un impegno condiviso: difendere i valori del dialogo, del rispetto reciproco e della libertà», afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo nel Giorno del ricordo.

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Fragili o pericolosi? Minori tra disagio e violenza

giovedì 12 febbraio alle 17,30 salone CGIL via Bassi, 36 - Udine

Conferenza promossa da Il Passo Giusto

Solitudini educative, crisi dei servizi formativi e sociali, risposte securitarie. Fotografie e proposte
‍Il Passo Giusto propone un secondo appuntamento sul tema della sicurezza, delle sue diverse letture e dimensioni, delle possibili risposte da costruire per non finire vittime, comunità e persone, di una spirale “paura – sicurezza” che sempre più palesemente è una interpretazione politica e un’azione di decostruzione delle società, di costrizione ad accettare un modello diverso.

Questa volta il tema è quello del disagio giovanile, così come emerso anche recentemente da vari episodi di cronaca nell’area udinese ma riscontrabili anche altrove.

Disagio che accomuna, talvolta con intensità e aspetti distinti, i giovani italiani e stranieri rompendo spesso un comodo modulo interpretativo della narrazione attorno alla sicurezza. 

Disagio e violenza che ci deve proporre non la ricerca di antiche virtù di severità familiare, educativa, sociale, ma l’analisi concreta dei limiti e delle difficoltà attuali e ben concrete in cui si dibattono le famiglie, i sistemi educativi e di protezione sociale in questo periodo. In un contesto socioeconomico che certamente non aiuta i giovani e le giovani a trovare né modelli positivi né certezze per il proprio futuro.

L’incontro proposto vuole così raccogliere esperienze e punti di vista diversi e competenti, a partire da alcuni luoghi e momenti della formazione giovanile.

Un passaggio indispensabile per dibattere informati e avanzare proposte che abbiano possibilità di realizzazione e potenzialità di soluzione anche sul piano locale.

 

Questo il programma della conferenza:

Saluto di Elia Mioni - Il Passo Giusto

Interventi di:

Vincenzo Scaglia (professore associato di Sociologia della devianza, Università di Firenze)

Flavia Virgilio (dirigente scolastica)

Anna Paola Peratoner (consigliera comunale PD di Udine e dirigente di Oikos)

Paolo De Nardo (dirigente scolastico Liceo Copernico)

conclusioni di Lorenzo Croattini - Patto per l'Autonomia e capogruppo della Lista De Toni al consiglio comunale di Udine

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Moretuzzo: «Autonomia regionale ferma al palo. Serve un nuovo slancio»

Annunciata la presentazione di una proposta di legge per istituire la Giornata dell’Autonomia

il 27 giugno, anniversario dell’emendamento Tessitori

che permise la nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia

 

«L’autonomia speciale del Friuli-Venezia Giulia è ferma al palo, mentre altre Regioni corrono e conquistano nuove competenze. È necessario un nuovo slancio per aggiornare e rafforzare il nostro Statuto speciale rivendicando nuove funzioni». Lo ha affermato il capogruppo del Patto per l'Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo nel corso della conferenza stampa che si è tenuta oggi (venerdì 6 febbraio, ndr) a Udine alla quale ha partecipato anche Roberto Pinter, già vicepresidente della Provincia di Trento e già componente della Commissione paritetica Stato-Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Esemplare, per il Friuli‑Venezia Giulia, è il percorso di riforma dello Statuto speciale del Trentino‑Alto Adige/Südtirol, finalizzato a ripristinare e rafforzare – con competenze esclusive – l’autonomia legislativa delle Province autonome di Trento e Bolzano, ridimensionata dopo la riforma costituzionale del 2001. Il processo è in pieno svolgimento: il Senato ha già approvato in seconda lettura la legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale e consegna maggiori competenze alle Province autonome, tra le altre, in materia di governo del territorio (compresi urbanistica, edilizia e piani regolatori), a servizi e forniture, ad assunzione diretta, istituzione, organizzazione e funzionamento e disciplina di servizi pubblici d’interesse provinciale e locale, compresa le gestione del ciclo dei rifiuti, alle piccole e medie derivazioni a scopo idroelettrico.

«Il percorso di riforma dello Statuto del Trentino‑Alto Adige/Südtirol rappresenta un riferimento anche per il Friuli‑Venezia Giulia: un processo avanzato, condiviso e orientato a rafforzare l’autonomia, che dimostra quanto sia possibile aggiornare gli strumenti statutari per renderli più efficaci e aderenti alle esigenze dei territori – ha sottolineato Moretuzzo –. Un tema che non rientra nei radar dell’attuale Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, ma che per noi resta una priorità strategica per il futuro della nostra terra. Quanto il tema sia considerato secondario dalla maggioranza di centrodestra lo dimostra il fatto che la Commissione paritetica – organismo fondamentale per il futuro della nostra specialità – dopo l’insediamento non è mai stata audita in sede consiliare, in violazione del regolamento interno del Consiglio regionale che prevede una convocazione almeno semestrale».

Inoltre, a quasi due anni dall’approvazione – era il 14 maggio 2024 –, «la Risoluzione sulle linee di indirizzo politico alla componente regionale della Commissione, approvata quasi all’unanimità dal Consiglio regionale e volta a rivendicare nuovi spazi di autonomia, non ha avuto ad oggi alcun seguito. Se la Giunta regionale non intende dare segni di vita su questo tema, ci penseremo noi con una serie di proposte di legge specifiche, su temi importanti come la regionalizzazione degli ispettorati del lavoro, maggiori competenze sull’energia, il governo del territorio, le lingue minoritarie, la scuola».

«Siamo convinti che lo Statuto vada aggiornato e rafforzato, riaprendo un dibattito che oggi merita nuova energia e nuova attenzione – ha ribadito Moretuzzo –. Ne abbiamo discusso anche sabato scorso a Sedegliano, durante un incontro promosso da Il Passo Giusto in omaggio a Tiziano Tessitori, figura decisiva nel percorso che portò alla nascita della Regione Friuli‑Venezia Giulia. Proprio lì è emersa una proposta che abbiamo condiviso e che presto porteremo in Consiglio regionale: istituire la Giornata dell’Autonomia. A breve depositeremo una proposta di legge per celebrarla il 27 giugno, anniversario dell’emendamento con cui Tessitori ottenne dall’Assemblea costituente l’istituzione della nostra Regione. Il prossimo anno ricorreranno gli 80 anni di quel passaggio fondamentale: l’occasione giusta per ricordarlo con una Giornata dedicata alla nostra Autonomia».

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Tagliamento. Moretuzzo: «Audizione con i portatori di interesse entro un mese, ci confronteremo sui dati dell’idrologo Rinaldo»

«Abbiamo deciso di posticipare la discussione della nostra mozione sul Tagliamento, chiedendo e ottenendo un’audizione in aula entro un mese per poter esaminare i dati che il prof. Andrea Rinaldo porterà in merito agli interventi relativi al fiume Tagliamento. Abbiamo dimostrato ancora una volta che siamo disponibili a un confronto ampio e inclusivo e lontani da opposizioni sterili». Lo afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, Massimo Moretuzzo, spiegando di essersi fatto promotore di un momento di ascolto e dialogo con i portatori di interesse, alla luce dell’assenza dell’assessore Scoccimarro alla seduta di aula odierna e dell’approssimarsi del termine per la consegna delle valutazioni sul tema Tagliamento del prof. Rinaldo, cui la Giunta ha affidato l’incarico di definire il quadro entro cui ripensare gli interventi di mitigazione del rischio.

«Siamo convinti che la strada da seguire sia quella di ridurre il rischio idraulico per le comunità rivierasche attraverso interventi che, prima di tutto, non compromettano in modo irreversibile le caratteristiche naturali del fiume – prosegue Moretuzzo –. È una posizione che sosteniamo da tempo, fin da quando abbiamo chiesto che il Tagliamento fosse riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Auspichiamo che finalmente anche le analisi progettuali della Regione vadano in questa direzione, senza ulteriori tentennamenti, in linea con gli indirizzi europei sulla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e con le sollecitazioni espresse da larga parte della comunità scientifica internazionale».

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Moretuzzo: «Futuro della sanità in balia del conflitto interno al centrodestra»

«Abbiamo espresso preoccupazione per il modo in cui il centrodestra, a Roma e in Regione, sta gestendo le criticità del sistema sanitario, a partire dalla medicina generale. Oggi – spiega il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo – il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una norma che mette una pezza a un guaio determinato dalla scelta del Governo centrale di non prorogare la possibilità di affidare degli incarichi ai medici in quiescenza. Abbiamo votato a favore nella consapevolezza che questa non può essere la soluzione a un problema di ben maggiore portata, ma solo un atto che permette di alleviare una pesante criticità, visto che ci sono migliaia di persone in Friuli-Venezia Giulia senza medico di base».

«Viviamo in una regione dove il 27% della popolazione ha più di 65 anni. Di questi, oltre la metà soffre di una malattia cronica. Parliamo di almeno 116.000 anziani, di cui ben 70.000 convivono con più di due patologie croniche. In questo scenario, il medico di famiglia deve essere messo in condizioni di potere intercettare, monitorare e gestire attivamente la cronicità per evitare che la fragilità si trasformi in dipendenza. La sua funzione è di essere parte integrante per elaborare e attuare, insieme agli altri professionisti della salute, i PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali). Questo tema, così come molte altre questioni del Servizio sanitario regionale, rischia oggi di rimanere non affrontato perché nel centrodestra è in atto uno scontro frontale fra i partiti di maggioranza e l’assessore Riccardi, oltre che all’interno delle diverse anime dei singoli partiti». 

«Non dimentichiamo che il 15 gennaio scorso l’assessore aveva annunciato la presentazione di un emendamento identico alla norma votata oggi e che fu clamorosamente smentito dalla maggioranza. Non possiamo non ricordare le finte dimissioni di sette assessori pochi mesi fa, legate sempre ai temi della salute. E non possiamo ignorare che il segretario e la vicesegretaria della Lega, partito del presidente Fedriga, hanno diffuso nei giorni scorsi un documento che di fatto demolisce le scelte fatte dalla Giunta negli ultimi 8 anni». 

«La sanità del Friuli-Venezia Giulia – conclude Moretuzzo – ha bisogno di scelte non più rinviabili rispetto alla gestione del Piano oncologico, del rapporto fra acuzie e cronicità, della definizione dei diversi ruoli della rete ospedaliera. Per il bene delle persone che abitano nella nostra regione, ci auguriamo che queste scelte siano quanto prima oggetto di dibattito in III commissione consiliare e che la Giunta chiarisca definitivamente quali strategie intende mettere in atto. Noi daremo, come abbiamo fatto anche oggi, il nostro contributo in modo costruttivo».

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Moretuzzo: «Sanità ostaggio della faida interna al centrodestra»

«È ormai evidente che sulla sanità regionale si sta consumando la faida interna al centrodestra, con le diverse anime della Lega che se le suonano di santa ragione e Fratelli d’Italia che aspetta il definitivo commissariamento politico dell’assessore Riccardi, in attesa di mettere le mani sulla candidatura alla presidenza della Regione». Questo il commento del capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG in Consiglio regionale Massimo Moretuzzo, assieme ai colleghi Simona Liguori, Marco Putto e Giulia Massolino, alle notizie apparse sulla stampa in merito allo scontro in atto sul Servizio sanitario regionale.

«Il fatto che il documento interno della Lega, che di fatto giudica in modo pesantemente negativo gran parte dell’operato della Giunta sul tema sanitario, sia stato reso pubblico in modo palese – continua Moretuzzo assieme ai colleghi Massolino, Putto e Liguori – rende oltremodo evidente che lo scontro interno alla maggioranza ha abbondantemente superato la soglia di un normale confronto politico. È chiaro che c’è chi, come l’on. Cisint, ha l’ambizione di candidarsi alla presidenza della Regione e ha bisogno di smarcarsi dalle scelte fatte da Fedriga e Riccardi sulla sanità. Cisint e la Lega lo hanno fatto in modo ancora più deciso di quanto lo avesse fatto Fratelli d’Italia la scorsa estate con il ministro Ciriani. Se in quella occasione ci furono le finte dimissioni di 7 assessori, ora è lecito attendersi che le conseguenze sui rapporti in maggioranza vadano oltre le semplici schermaglie a colpi di comunicati stampa».

«Lo spettacolo cui stiamo assistendo in questi giorni è avvilente in sé ed è soprattutto molto preoccupante per i destini del Servizio sanitario regionale. L’assessore Riccardi e il presidente Fedriga devono dire chiaramente quali sono le intenzioni rispetto alle scelte necessarie per mettere in sicurezza la sanità regionale. Quale idea di rete ospedaliera ha la Giunta? In che modo si intende cambiare un sistema che in buona parte è fermo da 30 anni e che deve fare i conti con le trasformazioni sociali e demografiche degli ultimi decenni? In che modo intendono organizzare la rete ospedaliera per gestire correttamente il rapporto fra acuzie e cronicità?».

«È evidente – concludono i consiglieri di Patto per l’Autonomia-Civica FVG – che l’assessore Riccardi oggi non ha l’agibilità politica per dare una risposta a questi quesiti, visto che sia lui che il presidente sono ostaggio delle ambizioni dei partiti di maggioranza e della ricerca del consenso ad ogni costo».

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Tavolo istituzionale su Snaidero. Moretuzzo: «L’accordo raggiunto è un fatto positivo. Serve un’azione di rilancio coinvolgendo lavoratrici e lavoratori dell’azienda»

 «Il fatto che il tavolo istituzionale svoltosi oggi abbia prodotto un accordo è sicuramente un fatto positivo. La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori Snaidero, accanto al ruolo svolto correttamente dalla Giunta regionale, è stata sicuramente un’azione fondamentale per raggiungere questo primo risultato. Ora evidentemente sarà necessario capire quanto prima quali sono le intenzioni della proprietà rispetto al piano industriale dell’azienda». Questa la dichiarazione del capogruppo di Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, a margine del tavolo istituzionale con l’azienda Snaidero, le organizzazioni sindacali e datoriali svoltosi questa mattina nella sede della Regione a Udine.

«La presenza di capitali pubblici nella compagine azionaria della Snaidero – aggiunge Moretuzzo –, oltre che la storia di un marchio di assoluto rilievo per l’imprenditoria friulana, impone un’azione di rilancio che non può essere rimandata. Auspichiamo che questa avvenga rapidamente e con il coinvolgimento delle persone che lavorano in azienda e che più di altri hanno a cuore il suo futuro».

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«La Lega minaccia la specialità del Friuli-Venezia Giulia. No alla macroregione del nord»

«L’intervista di Stefani riporta la notizia di un confronto avviato fra diversi presidenti di regione, fra cui Massimiliano Fedriga, per la costituzione di una macroregione del nord: un’ipotesi che distruggerebbe la specialità regionale». Così il segretario e consigliere regionale del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo interviene a commento dell’intervista al presidente del Veneto Stefani apparsa oggi sulla stampa.

«Visto che la dichiarazione del presidente Stefani proviene da un autorevole rappresentante istituzionale, peraltro dello stesso partito del presidente Fedriga, riteniamo che tale informazione vada tenuta in debita considerazione – prosegue Moretuzzo –. Per questo manifestiamo tutto il nostro disappunto e la preoccupazione per il riaffacciarsi nel dibattito politico di una proposta che riteniamo totalmente sbagliata e pericolosa per la tutela dell’Autonomia regionale. La Lega ci sta abituando a un fiorire di dichiarazioni scomposte e contraddittorie, basti pensare allo scontro in atto nel partito rispetto alla gestione della sanità regionale, ma in questo caso quello che viene messo in discussione è il principio stesso della nostra autonomia».

 

«Per questo – conclude Moretuzzo –, depositeremo un’interrogazione chiedendo al presidente Fedriga se le dichiarazioni del presidente Stefani corrispondono al vero e se il confronto di cui parla per la costituzione di una macroregione del nord sia stato avviato. Diversamente Fedriga smentisca il suo collega veneto e difenda in modo inequivocabile la specialità del Friuli-Venezia Giulia dalle mire venete». 

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Cultura, un Osservatorio mai attivato, affidamenti diretti e valutazioni opache. Massolino: «Così si svuota la politica culturale regionale»

«La Regione Friuli - Venezia Giulia si è dotata per legge di un Osservatorio regionale della cultura nel lontano 2014, ma non lo ha mai attivato. Nel frattempo, però, affida valutazioni strategiche a incarichi diretti, senza un quadro condiviso, trasparente e stabile di analisi». A margine dell’apertura dei bandi annuali e della pubblicazione degli esiti dei bandi triennali, Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, denuncia una situazione opaca, su cui ha presentato un’interpellanza, un emendamento e un ordine del giorno, accolto più di un anno fa, in merito alla mancata attivazione dell’Osservatorio regionale della cultura previsto dalla Legge regionale 16/2014.

L’Osservatorio avrebbe dovuto raccogliere dati, elaborare studi comparabili a livello nazionale ed europeo e supportare le amministrazioni pubbliche nella definizione delle politiche culturali. «Ad oggi, però, la Regione è priva di strumenti strutturali per valutare l’impatto sociale, economico e culturale delle attività finanziate - sottolinea Massolino -. Su questo ho presentato un’interrogazione e un emendamento alla finanziaria nel 2024. L’assessore e vicepresidente Anzil mi ha invitata a ritirarlo per la presentazione di un ordine del giorno, richiesta che ho accolto ma che mi ha lasciata alquanto interdetta: devo presentare un atto di indirizzo in cui la Giunta si impegni a rispettare una Legge regionale? In ogni caso, a oltre un anno dall’accoglimento dello stesso, nulla è cambiato».

Eppure, in questo contesto, nel novembre 2019 PromoTurismoFVG ha proceduto a un affidamento diretto da quasi 90 mila euro per la “creazione di un sistema per l’analisi degli impatti degli eventi culturali”, incarico assegnato senza bando al professor Guido Guerzoni, in quanto “ideatore del metodo” e ritenuto unico operatore disponibile sul mercato

«Non è in discussione il profilo accademico del professor Guerzoni - precisa Massolino -, ma il metodo con cui la Regione costruisce le proprie politiche culturali: affidamenti diretti, concentrazione delle competenze, assenza di confronto pubblico e totale marginalizzazione degli operatori culturali e dei direttori dei musei. Infatti, dall’accesso atti che ho effettuato risulta che l’incarico è stato affidato non all’Università Bocconi dove Guerzoni è Professore, bensì a un’impresa di cui risulta amministratore unico, rappresentante legale e socio di maggioranza. Ma quello che salta più all’occhio è che l’analisi è stata svolta sui festival del cinema nel 2020 e su 18 musei e spazi espositivi nell’estate del 2021, con una raccolta di questionari coordinata da PromoTurismoFVG. Peccato che nel 2020 i festival si sono tenuti tutti online per l’emergenza pandemica, che perdurava anche nel 2021, quando nei musei vigevano obbligo di green pass, mascherine, ingressi contingentati, visite guidate e scolastiche sospese, e il turismo internazionale era quasi azzerato. Quale validità può avere un’analisi sugli impatti di festival e musei in queste condizioni? Perché non è stato utilizzato lo storico dei dati in possesso dei musei rientranti nello studio in merito alla profilazione degli accessi? Come è stato selezionato il campione dalla Direzione Centrale Cultura e Sport e da PromoTurismoFVG, visto che lo studio coinvolge Musei molto grandi come Miramare e realtà molto più piccole, e con un numero di questionari raccolti per ciascuna istituzione che variano da un questionario a oltre 600? Perché il Magazzino delle Idee, gestito direttamente da Erpac (Ente Regionale Patrimonio Culturale) stesso, ha raccolto solo 19 questionari, l’1% del totale? Questa scelta del campione ci appare poco significativa nel contesto di un’analisi aggregata dei dati. Analisi da cui risulta che chi visita i nostri musei arriva in auto (ricordiamo le limitazioni e le paure sull’uso del trasporto pubblico nel periodo pandemico, ora pienamente rientrate), e risiede per lo più sul territorio (ricordiamo altresì le limitazioni alla mobilità internazionale). Ma anche dalle analisi di impatto disaggregate saltano all’occhio alcuni dati evidentemente irrealistici: l’età prevalente di chi visita Miramare e l’Immaginario Scientifico risulta dai 36 ai 50 anni, mentre chiunque conosca questi due Musei sa benissimo che le visite scolastiche sono fortemente predominanti - peccato che in quel periodo fossero sospese, e infatti nella presentazione non si ritrovano dati sui visitatori minori di 18 anni. Affidarsi a dati come questi nell’analisi degli impatti, valutazione che dovrebbe poi indirizzare le decisioni politiche, ci sembra decisamente preoccupante. Ma anche se il periodo di analisi non fosse stato così peculiare e storicamente unico, avere i dati solamente di qualche mese è davvero poco significativo rispetto all’evoluzione delle dinamiche nel tempo, che dovrebbero appunto essere analizzate in modo continuativo e coerente da un Osservatorio permanente anche attraverso tavoli di consultazione partecipati da tutti gli attori culturali del territorio, opportunamente profilati e aggregati per settori e caratteristiche sostanziali».

«La situazione si inserisce in un quadro più ampio di criticità strutturali - prosegue la consigliera -: la filiera culturale disegnata dalla L.R. 23/2015 dovrebbe rappresentare un sistema di valutazione su cui basare i finanziamenti, peccato che poi il museo della moda ITS, che non è stato oggetto dell’analisi affidata esternamente, abbia ricevuto oltre 7 milioni di euro regionali in due anni con emendamenti puntuali a bilancio, extra bando. Anche in questo caso, non si tratta di mettere in discussione la qualità del lavoro di ITS, ma il metodo incomprensibilmente discriminatorio di assegnazione dei finanziamenti, che induce conflitti tra i diversi operatori culturali che dovrebbero invece cooperare e collaborare per il bene del territorio. Allo stesso tempo, mancano investimenti seri sulla formazione e sull’aggiornamento delle carriere per un inserimento lavorativo coerente nel settore dei beni culturali che dovrebbero invece consentire di costruire e rendere solida una produzione culturale territoriale da poter valorizzare localmente ed esportare. Da un lato sforniamo laureati in storia dell’arte e beni culturali, dall’altro affidiamo la gestione delle imprese culturali solo a logiche economiche, con bandi al ribasso che producono lavoro precario e nessuna prospettiva di crescita. Così non si costruisce sviluppo culturale, ma si consuma capitale umano».

«Come se non bastasse, gli spazi culturali sono in una situazione sempre più critica, il che rende impossibile ad attori piccoli e grandi di creare quel fermento culturale di cui vi è enormemente bisogno - aggiunge Massolino -. A Trieste dopo l’abbattimento della Sala Tripcovich Trieste ha una sete di spazi senza precedenti, sia per grandi festival come il Trieste Film Festival appena conclusosi, che per eventi più piccoli ma ugualmente importanti per la fruizione e la produzione culturale cittadina, che unisce professionisti e amatori, ma anche per le tante scuole di arti performative attive in città. Anche su questo nell’ultima manovra finanziaria abbiamo presentato un emendamento per trovare e ristrutturare uno spazio adatto, in considerazione dei numerosi edifici regionali in dismissione visto il (secondo noi comunque irragionevole) trasferimento degli Uffici in Porto Vecchio. Purtroppo anche questa proposta è stata bocciata dalla maggioranza». 

«A Gorizia la Dag è paradigmatica di un modo di procedere incomprensibile - aggiunge Eleonora Sartori, consigliera di Noi Mi Noaltris Go e componente del Consiglio direttivo del Patto per l’Autonomia -. La sensazione è che alcune opere si facciano solo perché devono essere fatte senza una valutazione adeguata degli impatti culturali e della pianificazione vigente.  Il tema non è se l’iniziativa culturale sia “un male” o “un bene”, ma se essa sia compatibile con la destinazione d’uso del bene demaniale e con un atto amministrativo tuttora vigente. L’accordo di concessione della Galleria Bombi prevede espressamente l’uso per finalità di viabilità e il transito delle biciclette. Su questo punto, ad oggi, non risultano modifiche formali dell’accordo né autorizzazioni rilasciate dall’Agenzia del Demanio. La Galleria Bombi è inserita nei documenti comunali e regionali come elemento di connessione della rete ciclabile, e il contratto di concessione ne prevede il transito. Ancora, nel Biciplan comunale la Galleria Bombi è ricompresa come “itinerario primario di livello comunale”. Per non parlare del fatto che l’accesso a quello spazio pubblico è interdetto a determinate categorie fragili: persone con disabilità uditiva, visiva o intellettiva. A ciò si aggiunga una valutazione sul senso dell’opera nel contesto in cui è inserita. Cosa ci racconta della storia del confine? Nell’anno di GO!2025 dell’abbattimento dei confini ne hanno creato uno in città. La Galleria non è più un collegamento ma una barriera. Queste considerazioni si sommano ai molti dubbi sulla gestione della nomina a Capitale Europea della Cultura e sulla legacy che questa importante opportunità avrebbe dovuto lasciare alla città, che si sarebbe auspicato essere di gran lunga maggiore a fronte dei cospicui investimenti pubblici. Questo tralasciando il notevole impatto ambientale dell'uso dell'intelligenza artificiale, degli schermi e dell'energia necessaria. L'impianto ha infatti una potenza di 680 kW, che corrisponde alle luci di 226 appartamenti  accese giorno e notte. L'impatto ambientale si somma ai costi economici: ricordiamo la stima di 200.000 euro solo per l'elettricità. Ci riserviamo ulteriori valutazioni una volta che i dati di impatto saranno analizzati e - ci auguriamo - resi pubblici con trasparenza». 

«Se la Regione continua a smantellare le basi culturali e ambientali che rendono attrattivo il territorio», concludono le consigliere, «anche il turismo, che oggi viene sbandierato come successo, finirà per svuotarsi. Senza una politica culturale trasparente, partecipata e fondata su dati solidi, il Friuli -Venezia Giulia rischia di perdere la propria identità e il proprio futuro, nonché preziose opportunità».

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Cattinara, Massolino: «L’unica opera finita è l’abbattimento della pineta. Ora la Regione chiarisca sul PNRR e sul futuro dell’ospedale»

«Ad oggi, l’unica opera effettivamente conclusa nel progetto di ampliamento dell’ospedale di Cattinara è l’abbattimento della pineta. Il futuro del polo ospedaliero è davvero preoccupante». Con queste parole la consigliera regionale Giulia Massolino commenta le novità sulla crisi della ditta Rizzani De Eccher, tema sul quale ha presentato un'interrogazione a metà ottobre in merito alle conseguenze che questa potrebbe avere sui lavori dell’ospedale di Cattinara e sui finanziamenti del PNRR.

L’interrogazione nasceva alla luce delle notizie sulla grave crisi finanziaria che da tempo coinvolge la società affidataria dei lavori, con un indebitamento che supera il miliardo di euro e la prospettiva di un nuovo ricorso alla composizione negoziata della crisi. 

«Una situazione che solleva forti preoccupazioni, soprattutto considerando che la realizzazione della terza torre dell’ospedale è finanziata direttamente con fondi PNRR, soggetti a scadenze rigide e non prorogabili, così come il nuovo padiglione dei servizi interaziendali, coperto da fondi complementari - sottolinea Massolino -. Parliamo di un progetto discusso da oltre vent’anni, più volte modificato, mentre almeno quattro piani della torre medica sono chiusi dal 2017 e i cantieri procedono a rilento, con disagi evidenti per pazienti e personale sanitario. Nel frattempo, il 3 dicembre 2024 la pineta di Cattinara è stata abbattuta in fretta e furia, e da allora l’area è rimasta abbandonata, senza che sia stata realizzata alcuna delle opere di compensazione ambientale previste».

Con l’interrogazione, la consigliera chiede alla Giunta se si preveda il rispetto del cronoprogramma imposto dai fondi PNRR, che cosa accadrebbe in caso di mancato completamento dei lavori, quali siano le intenzioni rispetto al trasferimento dell’IRCCS Burlo Garofolo e quale sia lo stato delle opere di compensazione ambientale, visto che dal 2017 a oggi non è stato messo a dimora alcun albero nel comprensorio ospedaliero.

«La Regione deve assumersi la responsabilità di fare chiarezza - conclude Massolino -. Non è accettabile che, a fronte di risorse pubbliche ingenti e di un’opera strategica per la sanità regionale, l’unico risultato tangibile sia stato la distruzione di un’area verde. Servono risposte immediate e trasparenti sul futuro di Cattinara».

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“Tiziano Tessitori. Un padre della Regione”, incontro sabato 31 gennaio a Sedegliano nell’anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Il 31 gennaio 1963 veniva promulgato lo Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia. In questa data simbolica Il Passo Giusto – iniziativa editoriale del Patto l’Autonomia – intende ricordare Tiziano Tessitori, protagonista decisivo del percorso che portò alla nascita della Regione, con un incontro che si terrà a Sedegliano, nella Sala Blu in piazza Tessitori, alle ore 10. Dopo il saluto della sindaca di Sedegliano Debora Donati, interverranno Denis Baron, storico; Michele Meloni Tessitori, autore di una biografia di Tiziano Tessitori; Elena D’Orlando, presidente della Commissione paritetica Stato-Regione. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Moretuzzo, segretario e consigliere regionale del Patto per l’Autonomia. 

Già nel primo dopoguerra aderente al Partito popolare, dirigente delle leghe contadine bianche e più giovane deputato eletto del Regno, nel secondo dopoguerra Tessitori lanciò l’Associazione per l’autonomia friulana, fu deputato alla Costituente, tra i principali artefici dell’istituzione della Regione, del suo nome e dei suoi poteri speciali, pur tra forti contrasti. Sarà poi sottosegretario e due volte ministro, presiederà la Società Filologica e l’Ente Friuli nel Mondo.

«Con questo incontro non si vuole solo ricordare una figura a vario titolo decisiva del Novecento in Friuli e per la Regione – afferma il direttore de Il Passo Giusto, Elia Mioni –, ma fare anche un punto storiografico sul contesto della scelta regionalista nella Costituzione e, ancora, gettare uno sguardo e un messaggio di speranza sulle prospettive e sulle possibilità dei sempre più necessari aggiornamenti, adeguamenti e potenziamenti del nostro Statuto speciale. Dibattito colpevolmente assopito che va, invece, ripreso».

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Giornata della Memoria. Baron e Massolino: «Un monito quotidiano contro ogni forma di fascismo e deriva autoritaria»

In occasione della Giornata della Memoria, il Patto per l'Autonomia partecipa a diverse iniziative organizzate sul territorio, rinnovando il proprio impegno nella tutela della memoria storica e nella promozione di una cultura di consapevolezza e responsabilità.

 

«La giornata di oggi deve favorire un monito quotidiano contro l'odio razziale e la violenza arbitraria, respingendo ogni forma di fascismo e di deriva autoritaria, tutelando e alimentando la pace, come sancito dalla nostra Costituzione» dichiara Denis Baron, componente del consiglio direttivo del Patto per l'Autonomia che terrà un'orazione ufficiale alla cerimonia di Buja domenica 1° febbraio. 

 

«Prendere parte oggi non solo alla cerimonia annuale nella Risiera di San Sabba, ma anche alla marcia silenziosa organizzata dal Comitato 25 aprile che dal carcere è arrivata fino alla stazione a fianco al Silos, ha un forte valore simbolico - prosegue Giulia Massolino, consigliera regionale e componente del direttivo del Patto per l'Autonomia -. Quei luoghi sono emblemi di vecchie e nuove sofferenze, ed è stato importante ricordare, come ha fatto don Paolo Iannaccone del Centro Balducci di Zugliano, non solo la loro storia legata alla deportazione, ma anche la storia di accoglienza durante l'esodo giuliano dalmata e le attuali tragedie della rotta balcanica».

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Schengen. Moretuzzo, Massolino e Sartori presenti a Gorizia all'iniziativa Giochi Senza Frontiere: «Riaprire subito i confini, difendiamo il sogno europeo»

Il Patto per l'Autonomia ha preso parte all'iniziativa Giochi Senza Frontiere, organizzata da Arci GONG, Ospiti in Arrivo e Centro Balducci a Gorizia in occasione del passaggio della fiaccola olimpica. 

 

«Abbiamo partecipato con convinzione alla manifestazione di oggi: è da tempo che denunciamo che la chiusura dei confini attuata dalla destra di governo è pura propaganda, pagata con soldi pubblici» dichiara Massimo Moretuzzo, Segretario e Capogruppo in Consiglio regionale del Patto per l'Autonomia. 

 

«Sul tema dei confini e della sospensione di Schengen abbiamo anche organizzato una scuola di politica in cammino - prosegue Giulia Massolino, Consigliera regionale e componente del direttivo del Patto per l'Autonomia -. Riteniamo importante evidenziare queste contraddizioni e ribellarci all'assurdità della sospensione di Schengen, pilastro del sogno europeo con cui le nostre generazioni sono cresciute e che dobbiamo impegnarci a difendere».

 

«Durante l'anno della Capitale Europea della Cultura abbiamo vissuto questa contraddizione assurda, e ora lo stesso avviene con le Olimpiadi - conclude Eleonora Sartori, Consigliera comunale a Gorizia con Noi Mi Noaltris Go e componente del direttivo del Patto per l'Autonomia -. I goriziani e i Nova goricani hanno da sempre sofferto per un confine che percepiamo come un corpo estraneo, fino all’entrata in Schengen del 2007 quando finalmente il sogno europeo, basato su diritti conquistati ma, a posteriori, fragili, si è realizzato. Diritti che vogliamo difendere gridando a gran voce che il ripristino della chiusura dei confini è un fallimento istituzionale rispetto al fenomeno migratorio. Fenomeno che diventa un problema solo quando si decide e scientemente di non gestirlo».

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Sentenza Consiglio di Stato su ASP Moro. Moretuzzo: «Conferma conflitto di interessi, pessima figura della Giunta regionale». Depositata interrogazione

«Già nella passata legislatura denunciammo il palese conflitto di interessi che coinvolgeva il Commissario dell’Asp Moro Salvatore Guarneri, nominato dalla Giunta Fedriga nonostante egli fosse Amministratore unico di una società cui la stessa ASP affidava dei servizi. Ora è evidente che quella denuncia era pertinente, visto che il Consiglio di Stato ha confermato quanto rilevato anche dall’ANAC: quell’incarico era incompatibile con il ruolo che il dott. Guarneri aveva nella società privata. La Giunta regionale ha fatto quindi una pessima figura». Questo il commento che Massimo Moretuzzo, capogruppo di Patto per l’Autonomia-Civica FVG, ha rilasciato in merito alle notizie sulla sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda ASP Moro di Codroipo.

«Oggi, assieme alla collega Simona Liguori, abbiamo depositato un’interrogazione all’Assessore Riccardi – prosegue Moretuzzo – per capire cosa intende fare la Giunta per garantire la piena legittimità degli organi e degli atti dell’ASP Moro e se siano state avviate delle verifiche per accertare l’eventuale nullità o annullabilità degli atti adottati dal Commissario Guarneri, inclusa la nomina dell’attuale direttore generale, che potrebbe aver operato per due anni in una condizione di presunta nullità dell’incarico e degli atti conseguenti».

«Ritengo – conclude Moretuzzo – che la Regione debba fare tutto il necessario per tutelare la continuità amministrativa dell’ASP Moro e garantire la piena regolarità dell’azione amministrativa in una fase già delicata per l’ente. È opportuno fare una seria valutazione, di concerto con i Comuni di Codroipo e di Camino al Tagliamento, anche sull’opportunità di porre fine alla gestione commissariale e ripristinare la gestione dell’Ente da parte degli stessi Comuni soci».

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Moretuzzo: «Inaccettabili gli attacchi a Nicol Delago: le lingue minoritarie sono un patrimonio»

«Gli attacchi rivolti a Nicol Delago, per aver rilasciato un’intervista in lingua ladina a margine della vittoria nella Coppa del mondo svoltasi a Tarvisio, rappresentano un episodio grave e preoccupante». Lo afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, esprimendo piena solidarietà all’atleta e condannando i commenti d’odio comparsi sui social.

Moretuzzo ricorda che l’uso del ladino – così come del friulano, del tedesco, dello sloveno e di altre lingue minoritarie – «non è un vezzo né un capriccio, ma un diritto riconosciuto dall’ordinamento italiano. La Costituzione, all’articolo 6, affida infatti alla Repubblica il compito di tutelare le minoranze linguistiche, garantendo loro la possibilità di esprimersi nella propria lingua».

«Delago rappresenta lo sport con serietà e dedizione – conclude Moretuzzo –. Difenderla significa riaffermare un principio essenziale: la pluralità linguistica è una ricchezza e un patrimonio da tutelare, non un pretesto per attacchi. Che qualcuno, nel 2026, non lo abbia ancora compreso è grave».

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Audizione ciclabile Cottur. Massolino: «Importante momento di dialogo tra gli attori coinvolti, molto apprezzati i lavori svolti: risolvendo alcune criticità l’infrastruttura diventerebbe un gioiello»

Esprime soddisfazione Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, in merito all’audizione da lei richiesta e tenutasi oggi [22 gennaio] in IV Commissione in merito alla ciclabile Cottur (FVG2). 

«L’audizione di oggi è stata un importante momento di dialogo tra tutti i soggetti portatori di interesse in merito a questa preziosissima infrastruttura parte della rete di ciclovie regionali e internazionali, facendo parte sia della rete RECIR che della Eurovelo 9: FVG Strade in qualità di ente gestore, il Comune di Trieste e quello di Dolina, gli Uffici regionali, la Riserva Naturale della Val Rosandra, le Associazione FIAB, Cottur e MTB 360, oltre agli interventi di consigliere e consiglieri sia di maggioranza che di opposizione - spiega Massolino -. I lavori eseguiti a partire dalla scorsa estate hanno risolto eccellentemente alcune delle criticità più rilevanti, che avevamo sottolineato con il deposito di una mozione a settembre 2023 e di un’interrogazione nel 2024. Il fondo della ciclabile, che era estremamente impervio nella parte sterrata, e i problemi di allagamento sono stati finalmente affrontati, rendendola di nuovo fruibile alle tantissime persone che quotidianamente ne fanno uso. Anche i caselli all’inizio del percorso hanno trovato una destinazione d’uso dopo anni di abbandono, e ci auguriamo possano diventare un punto di riferimento e garantire ampie collaborazioni con tutti i portatori di interesse. 

«Ci sono, tuttavia, ancora degli accorgimenti che potrebbero renderla veramente un gioiello della rete RECIR di ciclovie regionali - evidenzia la consigliera -. Le associazioni oggi hanno espresso delle richieste chiare, sia strategiche che puntuali. In primis la questione della risoluzione dei collegamenti con la città, sia in termini di segnaletiche che di accessibilità, e l’illuminazione del percorso in ambito urbano. In tal senso, durante l’audizione abbiamo avuto possibilità di ascoltare le intenzioni del Comune di Trieste nell’ambito del progetto Scintille, che beneficia di un finanziamento regionale per la riqualificazione delle periferie. Un altro dei punti sollevati è quello della sicurezza ed eliminazione delle ambiguità alle intersezioni con le strade: ad oggi, infatti, sia le persone in bici che quelle in auto hanno il segnale di dare la precedenza, che da codice della strada dovrebbe essere invece concessa alle bici. Ma è stato interessante anche ascoltare il tema di visione strategica sollevato dalle associazioni sulla necessità di considerare la ciclovia come un hub complesso e un possibile volano economico, in grado di offrire molte opportunità di connessione e collaborazione per la pratica sportiva, la tutela ambientale, la sicurezza e i collegamenti internazionali e di rilievo europeo. In questa prospettiva, per migliorare il collegamento con i percorsi sul Carso, auspichiamo che il bike-bus, per cui già anni fa Trieste Trasporti ha acquistato l’apposito carrello bici, possa essere finalmente attivato la prossima primavera».

«La ciclovia Giuliano Cottur è un’infrastruttura di importanza strategica fondamentale, per il suo significato storico, simbolico, ambientale, sia per il cicloturismo che per il ciclismo urbano e per la mobilità transfrontaliera - conclude Massolino -. Ci auguriamo presto di poterla vederla al meglio delle sue enorme potenzialità».

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Rimosso il criterio premiale per le attività nelle lingue minoritarie nei bandi regionali. Moretuzzo: «Fatto molto grave, così si ignora la ricchezza culturale e linguistica della nostra terra. Il sistema premiale è un’opportunità strategica»

«Si tratta di un fatto molto grave, in contrasto con le norme che tutelano, valorizzano e promuovono le lingue minoritarie, e che di fatto finisce per ignorare la ricchezza culturale e linguistica della nostra terra». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, Massimo Moretuzzo, commenta l’assenza – a differenza del passato – di criteri premiali legati alla valorizzazione delle lingue minoritarie nei bandi regionali dedicati alle iniziative culturali.

 

«Ci chiediamo quali siano le ragioni di questa scelta da parte di un’amministrazione regionale che, a parole, si presenta come custode delle radici, ma che nei fatti continua a dimostrare il contrario. La valorizzazione del plurilinguismo – sottolinea Moretuzzo – deve essere un obiettivo trasversale a ogni azione della pubblica amministrazione. L’eliminazione dei punteggi premiali nelle graduatorie pubbliche per il settore culturale scoraggia infatti l’organizzazione di iniziative dedicate alle lingue minoritarie, che – lo ricordiamo – rappresentano uno dei fondamenti della nostra specialità». Il capogruppo annuncia inoltre, insieme al collega dell’opposizione Furio Honsell, il deposito di un’interrogazione sul tema.

«L’introduzione di criteri premiali nei bandi culturali costituisce un’opportunità strategica per sostenere le lingue minoritarie – ribadisce Moretuzzo –. Riconoscere un punteggio aggiuntivo ai progetti che le utilizzano o le promuovono significa anche affermarne l’utilità sociale e culturale. In questo modo il criterio premiale orienta le politiche culturali verso la tutela della diversità linguistica e incentiva pratiche che rafforzano la vitalità delle comunità parlanti».

Sull’assenza dei punteggi premiali, il Patto per l’Autonomia si è speso anche in passato denunciando situazioni analoghe a quella degli ultimi bandi regionali, e nella scorsa legislatura aveva anche proposto un ordine del giorno per adottare un sistema premiale che tenesse conto della valorizzazione delle lingue minoritarie regionali all’interno degli insegnamenti di carattere musicale.

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Inaugurazione nuovo anno accademico Università di Udine. Moretuzzo: «È stata l’occasione per rinnovare l’impegno dell’ateneo verso la comunità friulana e per la promozione della pace e della non violenza»

Con una cerimonia partecipata e ricca di significati l’Università di Udine ha inaugurato oggi il nuovo anno accademico. «Nel suo intervento, il rettore Montanari ha richiamato due temi che segnano profondamente l’identità e la missione dell’ateneo: il legame con il Friuli e l’impegno per la pace – afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG Massimo Moretuzzo, presente alla cerimonia –. In diversi momenti è stato richiamato il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, evento drammatico che contribuì in modo determinante alla nascita dell’università: figlia della volontà della comunità friulana che seppe rialzarsi e guardare avanti. Ho apprezzato che il rettore abbia sottolineato come, oggi come allora, il compito dell’università sia quello di rispondere ai bisogni di questa terra, accompagnarne lo sviluppo, formare competenze e produrre conoscenza al servizio del Friuli». 

L’inaugurazione del nuovo anno accademico è stata anche l’occasione per affermare l’impegno dell’Università di Udine nella promozione della pace e della non violenza, temi affidati ad Andrea Riccardi, già ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. «La sua lectio magistralis, densa di richiami alla responsabilità collettiva e alla necessità di costruire ponti in un mondo segnato da conflitti, ha assunto un valore particolarmente significativo – osserva Moretuzzo –. L’Ateneo ha fatto proprie queste sollecitazioni ed ha ribadito la propria posizione netta contro ogni forma di violenza e di guerra, riaffermando il valore del dialogo, della cooperazione e della cultura come strumenti essenziali per la convivenza pacifica».

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Sanità nel Medio Friuli: Moretuzzo: “Situazione grave, si intervenga subito”

«La mancata approvazione, durante la seduta del Consiglio regionale di ieri (15 gennaio 2026), di una norma che permetta di affidare degli incarichi a medici in pensione è un fatto grave che aggrava la situazione di emergenza che vivono le Comunità del Medio Friuli. La Giunta regionale e la maggioranza se ne assumano la responsabilità e provvedano subito a porre rimedio».
Questa la dichiarazione del Capogruppo in Consiglio regionale di Patto per l’Autonomia-Civica FVG, Massimo Moretuzzo, che ieri ha interrogato l’Assessore Riccardi sulla situazione dei medici di medicina generale nel Medio Friuli.
«Dopo l’errore clamoroso fatto dal Governo statale che non ha prorogato la norma vigente fino al 31 dicembre scorso e che permetteva di contrattualizzare medici in quiescenza, cui ora il Ministro Ciriani dice di voler porre rimedio -  prosegue Moretuzzo - il centrodestra ha combinato un altro enorme sbaglio: prima l’Assessore Riccardi ha annunciato sulla stampa che avrebbe presentato un emendamento alle norme in discussione ieri, peraltro con una notevole forzatura procedurale per la quale aveva chiesto e ottenuto il sostegno dell’opposizione, poi la maggioranza ha deciso che questa cosa non era poi così urgente e che si può anche aspettare qualche settimana. Una clamorosa smentita dell’Assessore, evidentemente impallinato dalla sua stessa maggioranza, e uno schiaffo a tutte le migliaia di persone del Medio Friuli e della Bassa Friulana che sono senza medico di base e non hanno nessuna risposta alle loro richieste».

«Dopo 8 anni di governo Fedriga è tempo che la Giunta si prenda le proprie responsabilità, senza scaricare su altri le colpe di un sistema che sta drenando sempre più risorse ed è lontano da risolvere criticità sempre più gravi. Nel Medio Friuli mancano almeno 3 medici di base, il 13 gennaio scorso al distretto sanitario sono dovute intervenire le forze dell’ordine per mantenere la calma fra le persone esasperate da una situazione insostenibile, nonostante gli sforzi dell’Amministrazione comunale e della dirigenza del Distretto, che stanno facendo del loro meglio.  La Casa di Comunità di Codroipo non è ancora stata attivata e l’Ospedale di Comunità, inaugurato il 25 ottobre scorso, per ora ha visto solo il trasferimento di 20 posti della RSA (che prima erano 24, quindi con una diminuzione di 4 unità) e non c’è ancora traccia dei 12 posti di hospice e degli 8 posti di SUAP (Speciale Unità Assistenza Protratta).  Mi auguro che chi ha la responsabilità di governo metta in atto subito tutti gli strumenti a disposizione per trovare una soluzione. Per parte nostra, come abbiamo dimostrato anche in occasione del Consiglio regionale di ieri, siamo disponibili a collaborare per risolvere una situazione che non è accettabile».

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Ma l’identitât ce êse?

Pubblichiamo l’intervento di Massimo Moretuzzo, segretario del Patto per l’Autonomia, ospitato sul “Messaggero Veneto” il 14 gennaio 2026.

La poesia di Leonardo Zanier “Identitât”, pubblicata nei giorni scorsi su queste pagine in una risposta del Condirettore a un lettore che lamentava il troppo spazio concesso alla vicenda dell’opera murale realizzata a Udine, rappresenta un modo intelligente e assolutamente attuale di guardare a un tema che rischia, spesso, di essere scivoloso.

Uno sguardo capace di leggere la complessità con profondità e ironia, come solo i veri intellettuali sanno fare. Leonardo Zanier è stato senza dubbio uno di questi.

È decisamente positivo quindi che qualcuno abbia pensato di dedicare a lui una pittura murale. È invece un errore da matita (o bomboletta...) rossa aver riportato i versi di Zanier nella traduzione italiana, invece che nella versione originale.

Ancora più avvilenti sono stati i commenti di alcuni osservatori, che hanno colto l’occasione per riproporre i ritornelli che ormai troppo spesso si ascoltano sul tema della lingua: da chi riporta la necessità di essere compresi da tutti, a chi dice che quelli per il friulano sono soldi sprecati, o ancora chi dice che nel mondo globalizzato i problemi sono ben altri.

Io penso invece che questa vicenda ci dica ancora una volta quanta strada c’è da fare nel comprendere che proprio in risposta ai processi di omologazione globale è indispensabile accelerare nella tutela delle singole diversità, a partire dalla nostra, da quella del popolo friulano.

Chi con atteggiamento gretto e provinciale taccia di inutilità le politiche linguistiche per la difesa delle lingue minorizzate, dovrebbe studiare almeno un po’ di economia e guardare a come molte regioni d’Europa utilizzino le diversità linguistiche per promuovere i prodotti del loro territorio e l’attrattività turistica. Esistono numerose ricerche accademiche che dimostrano la forza che questo strumento può avere in termini di marketing.

Da noi invece non solo qualche osservatore poco attento, ma le stesse istituzioni regionali faticano a comprendere la questione.

Dentro questo ragionamento dovrebbe essere considerato e valutato anche l’enorme investimento della Giunta regionale sul marchio Io Sono FVG e la conseguente inesistente valorizzazione delle diversità, a partire da quelle linguistiche, presenti in una regione composita come la nostra.

C’è da augurarsi che la vicenda dell’opera murale insegni a chi non l’ha ancora capito che le lingue sono uno strumento di inclusione e non di chiusura, di coesione sociale e non di contrapposizione.

Nell’anno del 50° anniversario del terremoto non si può dimenticare che la ricostruzione delle aziende, il ritorno nelle case, la rinascita del Friuli terremotato fu accompagnata dal forte autoriconoscimento di una propria identità, dal rilancio di un utilizzo diffuso della nostra lingua madre.

Elementi necessari per riconoscersi come comunità di destino e affrontare le sfide del futuro.

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Moretuzzo: "Regione alla deriva, da io sono FVG a io faccio il benzinaio"

«Dalle notizie di stampa apprendiamo della volontà della Giunta regionale di avviare un progetto per la gestione diretta di distributori di carburante. È una notizia davvero inquietante e dimostra come ormai la Giunta Fedriga sia preda di un delirio da onnipotenza che la spinge fino all’ambizione di gestire attività che nulla hanno a che fare con il ruolo che un ente come la Regione dovrebbe svolgere. Altro che istituzione leggera e decentramento, siamo passati da “Io sono FVG” a “Io faccio il benzinaio”. Ci auguriamo che qualcuno all’interno della Giunta rinsavisca e metta un freno a questa deriva.»

Queste le dichiarazioni del Segretario del Patto per l’Autonomia e consigliere regionale Massimo Moretuzzo in relazione all’intenzione dell’Amministrazione regionale di avviare un progetto per la gestione diretta di distributori di carburante. 

«Se la Regione ha intenzione di investire qualche decina di milioni di euro nel trasporto, lo faccia nel sostegno al Trasporto pubblico locale, alla riduzione dei consumi di carburanti da fonti fossili, alla realizzazione di infrastrutture moderne e sostenibili che permettano di ridurre il numero di veicoli che circolano su strada e incentivino il trasporto su rotaia, sia per le merci che per le persone, smettendola di raccontare favole sull’idrogeno e la sostenibilità di progetti utili solo ad arricchire qualche azienda. Basta che riprendano qualcuna fra le decine di proposte che abbiamo depositato in questo senso negli ultimi anni e copino le migliori esperienze italiane ed europee sul trasporto pubblico.»

«Ci auguriamo», conclude Moretuzzo, «di non dover vedere in futuro qualche solerte impiegato regionale con il cappellino Io Sono FVG a fare il pieno a qualche auto blu della Giunta».

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Murale Zanier. Garlatti-Costa: «Da scena di conflitto, facciamolo diventare un luogo di incontro tra culture»

«Intervengo sulla questione della poesia di Leo Zanier, comparsa non nell’originale friulano, ma in traduzione italiana in un murale realizzato da TimeForAfrica e altre associazioni all'interno del bando che il Comune di Udine ha dedicato alle iniziative culturali del periodo natalizio. Apprezzo da sempre il lavoro sul territorio di TimeForAfrica, ma mi sorprende la decisione di utilizzare in questo progetto, al posto del carnico di Zanier, una meno espressiva traduzione italiana pensando di essere più inclusivi – commenta Stefania Garlatti-Costa, consigliera comunale delegata a identità friulana e plurilinguismo, e componente del direttivo del Patto per l’Autonomia –. Il friulano non esclude, ma radica, fa comprendere anche i nuovi friulani in un collettivo “noi”. Perché cancellare ciò che ci caratterizza offrendo a chi decide di stabilirsi qui una più povera versione del Friuli e dei friulani?».

«L’azione del Comune nella nostra amministrazione va direttamente nella direzione opposta, di favorire l’esposizione alla lingua friulana di tutti, perché anche questa lingua, e la cultura che esprime, vadano a comporre un pezzo dell’identità di ognuno. Ed in effetti, quando assisto a progetti di friulano con le scuole, i più entusiasti – da ex emigrante la cosa non mi sorprende – sono spesso bambini con background migratorio: mi dà grande speranza per il futuro del friulano. Purtroppo – continua Garlatti-Costa –, pensando di rispettare i diritti di alcuni, si calpestano i diritti di altri, con tutte le più buone intenzioni. Il risultato è esclusione, rivendicazione, potenzialità di conflitto dove non ce n'era bisogno».

«Ieri qualcuno ha reintegrato nel murale la poesia originale, in vernice rossa. La scritta non copre, ma si affianca alla traduzione italiana. A questo punto, credo si possa ribaltare questa scena di conflitto in una scena di incontro. Lasciamo il murale com’è, credo che a Zanier non sarebbe dispiaciuto: con la scritta rossa a simboleggiare il diritto costituzionale dei friulani di parlare la propria lingua e il diritto di Zanier di essere letto nella lingua in cui pervicacemente e con coscienza politica ha scelto di esprimersi. Facciamone però un luogo di incontro, di divertimento, di ragionamento sul significato e le condizioni del migrare, come sempre Zanier ha fatto nella sua vita e nel suo lavoro di poeta. Organizziamo lì un evento dedicato a Leo, insieme a TimeForAfrica, le associazioni degli immigrati e quelle che si occupano di friulano. Ducj insieme, all together, جميعًا معًا, tutti insieme, ognuno con le nostre differenze che vanno a comporre l’unicum complesso che ci caratterizza tutti».

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Sicurezza stradale. Massolino: «73 vittime in un anno, +30%, è un dato intollerabile: gravi le bocciature delle nostre proposte per ridurre la velocità»

«Il numero di persone morte e ferite sulle strade della nostra regione dovrebbe essere ritenuto intollerabile, e dovrebbe spingere le amministrazioni di ogni livello a fare il possibile per fermare questa strage. La Giunta regionale invece ha bocciato tutte le nostre proposte in merito alla sicurezza stradale». Così Giulia Massolino, consigliera del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, a margine della pubblicazione dei dati ISTAT relativi agli scontri stradali nel 2024.

«È da tempo che cerchiamo di richiamare l'attenzione dell'amministrazione sul tema - ricorda Massolino -. 73 vittime in un anno, con un aumento del 30% nel 2024 rispetto al 2023, in controtendenza al resto d'Italia, è un dato drammatico che dovrebbe far prendere immediatamente delle contromisure. Invece, ai minuti di silenzio in Aula e alle dichiarazioni generiche sulle zone 30, nulla segue. Abbiamo discusso la nostra mozione sulla città 30 a inizio anno, bocciata; abbiamo presentato emendamenti a ogni manovra di bilancio, compresa l'ultima finanziaria, bocciati tutti; anche l'ultimo ordine del giorno sulla riduzione dell'aggressività stradale è stato bocciato dalla maggioranza. Eppure la velocità è il problema principale, causa o concausa degli scontri e che ne aggrava sempre le conseguenze, come possiamo leggere anche nelle dichiarazioni del Movimento Diritti dei Pedoni e della Federazione Italiana Ambiente e Bici, nonché del Comandante della Polizia Locale di Trieste».  

«Diminuire la velocità in modo strutturale è una scelta di civiltà che la nostra Regione deve perseguire con azioni concrete, determinate e urgenti. Dietro ciascuno di questi numeri c'è una vita spezzata, c'è il dolore di una famiglia, c'è una perdita per tutta la società: è ora di fermare questa carneficina», conclude la consigliera.

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Più friulano nei servizi educativi a Udine. Il Consiglio comunale approva la richiesta di un Centro ricreativo estivo bilingue friulano-italiano proposto dalla consigliera Garlatti-Costa

Più spazio al friulano nei servizi educativi rivolti ai ragazzi: sarà infatti possibile frequentare un Centro ricreativo estivo bilingue, in friulano e italiano, con l’eventuale inserimento anche della lingua inglese. A votare il rafforzamento del friulano nel settore educativo è stato il Consiglio Comunale di Udine, che lo scorso 18 dicembre – nell’ultima seduta dell’anno – ha approvato un ordine del giorno presentato dalla consigliera delegata al plurilinguismo, Stefania Garlatti-Costa, componente del direttivo del Patto per l’Autonomia.

«Il Comune di Udine ha il compito, affidatogli dallo Stato, di garantire alla comunità friulanofona della città – la più numerosa della regione, visto che il 40% dei residenti parla friulano secondo le ultime indagini dell’ARLeF – la possibilità di svolgere anche in friulano le attività di interesse comunale, comprese quelle educative», sottolinea Garlatti-Costa.

«Già oggi il Comune organizza laboratori in friulano per le scuole nei musei e nelle biblioteche, e ha recentemente introdotto la lingua nelle attività degli asili nido, dei doposcuola e dei Centri ricreativi estivi. Con questo ordine del giorno – prosegue Garlatti-Costa – compiamo un ulteriore passo avanti: ci impegniamo a rafforzare la presenza del friulano in tutte le attività rivolte ai ragazzi e, soprattutto, a istituire un Centro ricreativo estivo realmente bilingue. L’iniziativa risponde anche alle esigenze delle famiglie e degli istituti scolastici, che spesso faticano a soddisfare la richiesta di insegnamento del friulano, in particolare nella scuola secondaria di primo grado».

Sul futuro Centro estivo bilingue, Garlatti-Costa precisa: «Valuteremo insieme agli uffici le modalità organizzative più adatte, ad esempio la percentuale di attività in friulano, in italiano e, eventualmente, in inglese. Il nuovo Centro potrà offrire indicazioni preziose anche in vista dell’istituzione in città di un percorso scolastico bilingue: un progetto che va oltre le competenze comunali e richiede un iter complesso a livello amministrativo, ma che il Comune di Udine si candida fin d’ora ad ospitare».

Plurilinguismo

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Solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Snaidero

«Esprimiamo la massima solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Snaidero oggi in sciopero. Condividiamo le loro preoccupazioni e auspichiamo che le loro rivendicazioni trovino ascolto da parte dell’azienda e soprattutto dei soggetti pubblici presenti nella società». Questa la presa di posizione del consigliere regionale e segretario del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo rispetto alla mobilitazione sindacale in corso oggi presso la Snaidero di Maiano.

«La presenza di soggetti pubblici nel capitale dell’azienda – prosegue Moretuzzo – deve essere garanzia di grande attenzione per i diritti di chi lavora e per la definizione di un progetto di sviluppo chiaro, che deve puntare alla competitività grazie all’innovazione e agli investimenti, non attraverso la riduzione del personale».

«Desta preoccupazione anche il fatto che decisioni come queste vengano comunicate con queste modalità, in un periodo dell’anno in cui è ancora più difficile gestire, da tutti i punti di vista, tali situazioni di criticità. Siamo vicini ai lavoratori e alle lavoratrici che sono impegnati in assemblea fuori dai cancelli dell’azienda e che passeranno, purtroppo, un periodo natalizio poco sereno».

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Moretuzzo: «Attacco inaccettabile alla libertà di stampa. Si faccia luce sull’accaduto e si adottino misure preventive»

«Esprimiamo la nostra solidarietà ai giornalisti Federico De Ros e Giulia Soligon, vittime di intimidazioni e tentativi di aggressione mentre svolgevano il loro lavoro». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG, Massimo Moretuzzo, interviene a seguito delle minacce rivolte ai due professionisti impegnati a documentare episodi di violenza nell’area della stazione di Pordenone.

«Queste intimidazioni rappresentano un attacco gravissimo alle persone coinvolte, ma anche al principio fondamentale della libertà di stampa, alla base di ogni società democratica – afferma Moretuzzo –. È essenziale che episodi di questo tipo non vengano sottovalutati e che si promuovano adeguate azioni di prevenzione, affinché chi svolge un ruolo pubblico di informazione possa operare in condizioni di sicurezza. Il diritto di informare e di essere informati non può e non deve essere ostacolato da comportamenti violenti o tentativi di condizionamento. Auspico che le autorità competenti facciano piena luce sull’accaduto e adottino misure idonee a prevenire il ripetersi di simili episodi, garantendo la massima tutela a chi, con il proprio lavoro, è quotidianamente impegnato a informare».

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Conferenza stampa di fine anno di Fedriga. Moretuzzo: «Più che presidente del Friuli-Venezia Giulia, Fedriga sembra il presidente della Cassa per il Mezzogiorno»

«Disporre di ingenti risorse non è di per sé un merito: ciò che conta davvero è come vengono utilizzate – osserva il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG, Massimo Moretuzzo, a margine della conferenza di fine anno del presidente Fedriga –. Queste risorse derivano dalle imposte versate da imprese e famiglie e dovrebbero essere impiegate con lungimiranza, pensando ai prossimi decenni e non soltanto all’immediato ritorno elettorale. Invece assistiamo a una distribuzione indiscriminata di bonus e contributi che, se da un lato accrescono il consenso, dall’altro non affrontano le questioni cruciali per il futuro della nostra regione. I dati sulla crescita economica lo dimostrano: il Friuli-Venezia Giulia registra performance peggiori rispetto alle altre regioni del Nord-Est e a gran parte del Paese. Tutto questo dopo quasi otto anni di governo Fedriga, caratterizzati da una disponibilità di risorse senza precedenti. Emblematico, in tal senso, è lo spreco di centinaia di milioni di euro destinati alla costruzione di nuove piste da sci a bassa quota, un investimento che ignora i cambiamenti climatici ormai evidenti persino ai più ostinati negazionisti».

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Passo Monte Croce Carnico. Moretuzzo: «Basta distrazioni, si proceda con la variante di valico». Baron e Dorigo: «Si pretendano i fondi statali e la Regione faccia la sua parte»

«Una soluzione definitiva per il collegamento transfrontaliero con l’Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico non può più essere rimandata. Per questo motivo abbiamo presentato un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a sollecitare, in tutte le sedi opportune, un’accelerazione del processo decisionale. L’obiettivo è ripristinare in modo stabile la viabilità del Passo e, una volta chiarito il quadro progettuale, stanziare le risorse economiche necessarie» dichiara Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG. «Ci auguriamo che la soluzione per la viabilità del Passo venga valutata con serietà, senza le distrazioni generate da qualche disinvolto consigliere di maggioranza e da qualche europarlamentare più interessato alla propaganda che al raggiungimento di obiettivi concreti, attesi da tempo dalle comunità della montagna».

Il Passo di Monte Croce Carnico, snodo cruciale per la viabilità regionale e internazionale, è stato colpito da una frana tra il 1° e il 2 dicembre 2023, che ha comportato la chiusura prolungata del valico, poi riaperto solo in forma provvisoria. Nelle ultime settimane è stato ufficializzato l’abbandono definitivo del progetto del tunnel di base sotto il Passo, a causa dei costi eccessivi e dell’impossibilità di accedere a fondi europei, poiché il valico non rientra nella rete transeuropea di trasporto. «Evidenti criticità presenta anche l’ipotesi di tunnel in quota, per cui l’unica soluzione praticabile resta la variante di valico, per la quale si devono pretendere le dovute risorse statali e, se necessario, integrare con fondi regionali», concludono Denis Baron e Mirco Dorigo, referenti del Patto per l’Autonomia dell’Alto Friuli.

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Manovra finanziaria. Moretuzzo: «Nonostante la grande disponibilità di risorse, gravi mancanze su ambiente, enti locali ed emarginazione»

– «La grande disponibilità di risorse che ha caratterizzato anche questa manovra finanziaria avrebbe dovuto spingere a sfruttare al meglio questa occasione, muovendo quelle leve capaci di incidere davvero su ambiti che richiedono interventi più efficaci. Così non è stato, pur riconoscendo la bontà di alcune scelte». È il commento del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG, Massimo Moretuzzo, dopo l’approvazione della manovra di bilancio regionale sulla quale il Gruppo ha espresso voto contrario.

Secondo Moretuzzo, la manovra presenta gravi lacune su questioni centrali. «Serve un cambio di paradigma di fronte all’emergenza climatica e alla sua origine antropica, ampiamente documentata dalla comunità scientifica e, soprattutto, dagli eventi degli ultimi tre anni anche nella nostra regione. Non possiamo continuare a gestire la situazione con logiche emergenziali: occorre una risposta di sistema, con strumenti e risorse adeguati, che però non vediamo. Anzi, la Giunta insiste su scelte miopi, come investire ancora sugli impianti sciistici, arrivando persino a consentire a PromoTurismo di prelevare acqua dai torrenti per l’innevamento artificiale. Una decisione fuori dal tempo, emblema di uno sguardo rivolto al passato anziché al futuro. Poco importa se gli impianti vivono ormai solo di neve artificiale, se restano aperti meno di due mesi all’anno per l’innalzamento delle temperature, se a metà dicembre, con lo zero termico a 3.400 metri, è aperto meno del 20% delle piste».

Sul sistema delle autonomie locali, Moretuzzo denuncia che «si continuano a disperdere risorse senza affrontare le criticità dei Comuni. Anche in questa manovra si è dovuti intervenire con centinaia di migliaia di euro per permettere ad alcuni enti di chiudere il bilancio. Ma i fondi rischiano di rimanere inutilizzati per l’incapacità di spesa. Serve un intervento strutturale e deciso per restituire efficacia e ruolo ai Comuni, ma la manovra su questo tace. E persino su poste importanti, come il bonus per le giovani madri, si è preferito un annuncio ad effetto piuttosto che un confronto serio su un tema cruciale».

Infine, il capogruppo sottolinea «la mancanza più clamorosa: in una manovra da oltre 6,5 miliardi di euro non è stata prevista neppure una minima posta per affrontare lo scandalo di persone abbandonate al freddo, senza un riparo dignitoso. Una situazione che ha portato alla morte di quattro giovani uomini nelle ultime settimane nella nostra regione. Abbiamo avanzato diverse proposte per dare una risposta a questa fragilità estrema, ma la maggioranza ha preferito voltarsi dall’altra parte. È indegno di una comunità che dovrebbe farsi carico dei bisogni fondamentali delle persone».

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50 mila euro per eventi e acquisizione di materiali su Tina Modotti. Moretuzzo: «È il riconoscimento di una figura di rilievo internazionale che ha saputo coniugare arte e impegno civile, portando nel mondo il nome del Friuli»

Promuovere iniziative volte a riscoprire e diffondere la figura e l’opera di Tina Modotti nei 130 anni dalla nascita. La proposta del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo è stata accolta oggi (12 dicembre, ndr) in sede di discussione della manovra finanziaria regionale.

In particolare, la Regione ha deliberato un contributo di 50 mila euro destinato a soggetti pubblici e privati per l’organizzazione di eventi e iniziative culturali, nonché per l’acquisizione e produzione di materiali dedicati a Tina Modotti. «Una scelta – commenta Moretuzzo – che riconosce l’importanza di una figura che ha incarnato la forza delle donne ed è stata testimone di apertura, coraggio e modernità. Tina Modotti, nata a Udine nel 1896, è stata fotografa, attrice e attivista politica: una donna capace di intrecciare arte e impegno civile, lasciando un segno indelebile nella cultura internazionale. La sua vita, segnata da viaggi, incontri e battaglie, testimonia la capacità di una terra di generare personalità di respiro universale. Celebrare il suo anniversario significa riaffermare il valore delle radici friulane e la loro proiezione nel mondoGli eventi e i materiali che verranno realizzati grazie al contributo regionale offriranno l’occasione di riscoprire la sua opera fotografica e il suo pensiero, avvicinando ad esse le nuove generazioni».

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Moretuzzo: «Serve un sistema di accoglienza adeguato, le istituzioni se ne assumano la responsabilità». Presentato emendamento per individuare soluzioni concrete

«Le istituzioni si assumano la responsabilità di garantire servizi minimi ed essenziali di accoglienza. Non si tratta di una battaglia ideologica: i diritti umani non possono essere ignorati». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo. «Nelle scorse settimane quattro persone migranti sono morte in Friuli-Venezia Giulia: Hichem Billal Magoura, Nabi Ahmad, Muhammad Baig e Shirzai Farhdullah. Di fronte a questa tragedia, le istituzioni restano indifferenti, venendo meno alle proprie responsabilità e abbandonando centinaia di persone in strada, negando diritti e dignità – continua Moretuzzo –. Così oggi (11 dicembre, ndr), mentre in aula si stava votando la legge finanziaria più ricca di sempre, fuori dal palazzo del Consiglio regionale il costituendo Coordinamento regionale della Rete di persone e Associazioni del Terzo Settore ha organizzato una manifestazione per ricordare i quattro migranti morti e di cui condividiamo le richieste, oltre che l’indignazione per quanto sta succedendo: seri provvedimenti a favore delle persone senza fissa dimora presenti sul territorio regionale, anche se in transito, incrementando i servizi a bassa soglia per quella che è chiamata emergenza freddo, e in generale l’individuazione di un piano di accoglienza. Per queste ragioni abbiamo presentato un emendamento con cui chiediamo alla Regione di destinare, nel corso del 2026, un contributo straordinario di 150.000 euro a ciascuno dei Comuni di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste per individuare soluzioni concrete e adeguate per garantire un sistema di prima accoglienza idoneo».

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Moretuzzo: «Riconvertire gli impianti di depurazione dismessi in habitat naturali e bacini di accumulo: al via un progetto pilota».

Accolto l’emendamento del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Moretuzzo

Riconvertire gli impianti di depurazione dismessi per trasformarli in habitat naturali e bacini di accumulo idrico, funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla valorizzazione della biodiversità. La proposta del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, già oggetto di un ordine del giorno approvato dalla Giunta lo scorso agosto, inizia ora a concretizzarsi grazie a un finanziamento regionale di 50 mila euro, stanziato oggi (11 dicembre, ndr) per avviare un progetto pilota, come previsto da un emendamento alla manovra di bilancio presentato dallo stesso Moretuzzo.

«Le aree verdi, in un contesto di riscaldamento globale sempre più evidente, svolgono un ruolo fondamentale nel migliorare la qualità della vita, mitigando l’impatto ambientale, e nel favorire la biodiversità. In regione – spiega Moretuzzo –, la dismissione di vecchi impianti di depurazione offre l’opportunità di riconvertirli in zone umide o bacini idrici, creando nuovi habitat per la fauna selvatica e supportando l’agricoltura attraverso la raccolta delle acque piovane. Queste trasformazioni rappresentano un patrimonio ecologico prezioso e un contributo concreto alla sostenibilità delle produzioni locali».

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Divise nuove alle Pro Loco solo se marchiate “Io sono Friuli Venezia Giulia”. Moretuzzo: «È un ricatto. La Lega continua sulla strada della cancellazione delle identità locali»

Abbigliamento nuovo per le Pro Loco solo se marchiato “Io sono Friuli Venezia Giulia”. «Quello che è stato presentato come sostegno a chi valorizza tradizioni, cultura e comunità locali, non è altro che un ricatto». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo dopo l’approvazione dell’emendamento della Lega grazie al quale la Regione finanzierà con 80 mila euro la realizzazione di un’immagine coordinata e di abbigliamento distintivo con il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” destinato alle Pro Loco della regione.

«Ci hanno spiegato che si tratta di un passo avanti per rendere ancora più riconoscibile e unita l’identità del Friuli-Venezia Giulia. Noi invece pensiamo che se una Pro Loco vuole valorizzare le sue peculiarità, il suo legame con la terra di appartenenza, ha il diritto di farlo senza vedersi imporre un marchio che non ha nulla di identitario – denuncia Moretuzzo –. Non sorprende affatto che proposte del genere giungano da quella che una volta era Lega Nord e che oggi si sta impegnando in un lavoro certosino di cancellazione delle identità locali che neppure il peggior nazionalismo italiano del Novecento è stato capace di produrre».

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Manovra finanziaria «opportunità per affrontare questioni da tempo irrisolte»

Le proposte del Gruppo Consiliare Patto per l’Autonomia – Civica FVG

«Questa manovra di bilancio rappresenta un’opportunità fondamentale per affrontare questioni da tempo irrisolte, che richiedono uno sguardo lungo e lungimirante. Cercheremo di dare, come sempre, il nostro contributo in modo costruttivo attraverso una serie di proposte emendative che intendono migliorare la norma generale». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo oggi (martedì 9 dicembre, ndr), nella sede della Regione a Trieste, nel corso della conferenza stampa nel corso della quale sono state illustrate le proposte del Gruppo Consiliare alla manovra finanziaria regionale, da oggi in aula.

Moretuzzo ha evidenziato tre grandi questioni che «ad oggi paiono ancora lontane da trovare una risposta nei piani dell’amministrazione regionale: la crescita dell’economia regionale, preoccupante, nonostante la mole imponente di risorse pubbliche investite negli ultimi anni; la risposta, inadeguata, al tema dei cambiamenti climatici; le forti criticità del sistema delle autonomie locali con Comuni incapaci di spendere oltre un miliardo di euro destinato agli investimenti, fermi nei cassetti. Gli incentivi previsti dalla Riforma Roberti non hanno prodotto risultati concreti: a sei anni dalla sua approvazione esistono solo quattro Comunità volontarie, con pochi servizi condivisi. Serve un intervento strutturale e deciso per restituire efficacia e ruolo ai Comuni». Sul fronte culturale, Moretuzzo ha chiesto contributi per ricordare – nel 2026 – i 130 anni dalla nascita di Tina Modotti e i 30 anni dalla fine dell’assedio di Sarajevo; e, nel 2027, i 950 anni della Patrie dal Friûl; e, nell’ambito del commercio di prossimità, fondi per finanziare buoni spesa solidali.

Tra le priorità indicate dal consigliere Enrico Bullian figurano il contributo straordinario di 3 milioni di euro al Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia per completare la messa in sicurezza degli argini dell’Isonzo tra Gradisca e Farra d’Isonzo e il sostegno ai cittadini colpiti dall’alluvione del 17 novembre per l’acquisto di auto elettriche in sostituzione dei veicoli danneggiati stanziando 1 milione di euro. Due emendamenti prevedono misure per l’acquisto di divise per cori non parrocchiali, bande e filarmoniche regionali. «Ritengo urgente anche lo stanziamento di 20 milioni di euro nel triennio 2026–2028 per sostituire le condotte idriche obsolete in cemento-amianto. Per lo sport – ha aggiunto Bullian –, propongo un sostegno triennale da 5 milioni di euro l’anno alle associazioni sportive che incentivano attività e integrazione dei giovani e persone con disabilità; sul piano culturale, contributi per una ricerca e una pubblicazione sui villaggi degli esuli e 5 milioni per valorizzare le ville storiche regionali; infine, il finanziamento dei Comuni per acquisto di macchinari e attrezzature».

«Nel dibattito sul bilancio abbiamo portato proposte su salute, giovani-lavoro e transizione energetica, perché riteniamo che siano questi gli asset sui quali la Regione dovrebbe investire per guardare al futuro – ha affermato la consigliera regionale Simona Liguori –. Abbiamo chiesto più attenzione ai malati cronici, con percorsi dedicati e un budget di cura per patologie come la fibromialgia. Proponiamo un Osservatorio permanente su giovani, lavoro e coesione sociale, per mettere a disposizione dati utili alle scelte pubbliche. Sulla transizione energetica chiediamo trasparenza e processi condivisi con i territori».

«Con gli emendamenti abbiamo voluto far luce su alcuni grandi buchi neri della manovra nell’ottica della giustizia ambientale e sociale – ha spiegato la consigliera Giulia Massolino –. Abbiamo proposto delle misure di accelerazione della conversione ecologica: distributori di acqua pubblica, punti di raccolta di rifiuti in cambio di buoni spesa nei negozi, car sharing cooperativo, riduzione dei conflitti con tra autobus e bici, moderazione della velocità dei veicoli. Ma anche delle misure rivolte a categorie fragili di cui sta crescendo l’emarginazione: persone detenute e migranti, persone affette da demenza o da problematiche di salute mentale. Non si può davvero più ignorare una serie di fenomeni che generano aumento delle disuguaglianze, insicurezza, morte, e questo vale sia per l’acuirsi della crisi climatiche che di quella sociale ed economica: dobbiamo lavorare per il benessere della cittadinanza».

Sul fronte dell’ambiente, la richiesta del consigliere regionale Marco Putto è di istituire un fondo di rotazione da 30 milioni in tre anni per interventi post-calamità, così da garantire uno strumento rapido e flessibile che affianchi la Protezione civile. «Sul tema dell'edilizia scolastica, chiediamo risorse per le verifiche di vulnerabilità sismica degli istituti. Paradossalmente, da un lato la Regione ha investito 850 milioni di euro negli ultimi venti anni, salvo poi non avere la cognizione complessiva dello stato di sicurezza di circa la metà dei propri plessi. In questo quadro, va tenuto in considerazione il dato demografico, considerando quindi di intervenire per creare strutture duttili facilmente riconvertibili qualora non fungessero più da scuole. In questa manovra riportiamo al centro il tema dello sghiaiamento dell’invaso di Barcis, un problema irrisolto da decenni. La proposta è stanziare 1,5 milioni in tre anni destinati a progettazioni mirate per recuperare la funzionalità di un bacino strategico per sicurezza idraulica, irrigazione ed equilibrio ambientale».

 

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Università. Massolino: «Buon lavoro alla Rettrice, perché l'Università cresca nel e con il territorio, con lo sguardo a un futuro di pace e cooperazione»

«L’Università di Trieste dimostra grande capacità di cogliere le complessità del nostro tempo: il contesto internazionale segnato da guerre che scuotono l’Europa e il mondo, le migrazioni che attraversano il nostro territorio, l'accelerazione tecnologica sono temi da affrontare con lucidità, responsabilità e spirito critico. È fondamentale che un’istituzione accademica mantenga questo ruolo di presidio democratico e di riflessione profonda sulle trasformazioni sociali perché la conoscenza sia strumento di trasformazione del contesto. Buon lavoro alla Rettrice Vianelli, a tutto il personale e a studentesse e studenti» Lo dichiara la consigliera regionale Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia Civica – FVG), presente alla cerimonia ufficiale di inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università degli Studi di Trieste.
 
«Il rapporto con il territorio – ha aggiunto Massolino – rimane un pilastro imprescindibile: l’Ateneo contribuisce allo sviluppo della città e della regione non solo attraverso la ricerca e l’innovazione, ma anche attraverso un dialogo continuo con la comunità, con le istituzioni e con il mondo produttivo. Sosteniamo convintamente un’Università che sia sempre più internazionale, ma allo stesso tempo radicata, capace di essere luogo di pensiero, crescita e diritti. La Regione continui a sostenere e offrire nuove misure per l'accesso al diritto allo studio, garantendo opportunità alle giovani generazioni.»
 
«In un momento storico in cui la complessità rischia di sopraffarci, cultura, studio e confronto sono le risposte migliori per costruire un futuro più giusto e più aperto. L’Ateneo è e deve restare un faro di conoscenza, cooperazione, pace e autonomia di pensiero per tutto il territorio».
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Omaggio a Loris Fortuna. Un incontro a Udine ne ha ricordato il percorso intellettuale e politico, determinante per la politica statale e regionale. Domani ricorrono i 40 anni dalla morte

Una personalità irripetibile, di grande modernità, capace di interpretare le istanze della società civile e di tradurle in azioni parlamentari. A 40 anni dalla morte, che ricorre domani, 5 dicembre, la figura di Loris Fortuna e il suo straordinario percorso intellettuale e politico sono stati ricordati ieri (3 dicembre, ndr) in un partecipato incontro a Udine organizzato dal Gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia – Civica FVG.

La figura di Fortuna è indissolubilmente legata al tema dei diritti civili tra anni Sessanta e Settanta. Dalla proposta di legge sul “piccolo divorzio” dell’ottobre del 1965 sino a quella sull’eutanasia passiva nel dicembre 1984, il deputato socialista friulano fu uno dei principali promotori e simbolo della stagione di mobilitazioni e riforme per l’allargamento di quelli che proprio all’epoca cominciarono ad essere concettualizzati come “diritti civili”.

«La vicenda politica di Fortuna ha contribuito in maniera significativa alla democratizzazione e secolarizzazione del Paese e delle sue istituzioni, inscrivendosi in un percorso di ampliamento dei diritti individuali e collettivi, e di lotta per la laicità dello Stato – ha ricordato Michele Mioni, ricercatore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia –. Ciononostante, nel ricostruire la figura di Fortuna ci si trova di fronte ad un triplice silenzio: documentario, storiografico, e – il più assordante – di memoria pubblica. Conseguenza dell’assenza di un fondo d’archivio conosciuto del deputato udinese è la mancanza di una vasta letteratura scientifica sullo stesso, che ne collochi la biografia nella storia più complessiva e articolata delle mobilitazioni politico-sociali per i diritti civili, inquadrando l’azione di Fortuna nell’ambito dei cambiamenti sociali e culturali dell’Italia repubblicana».

Roberta Nunin, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro dell’Università di Trieste e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Udine, ha evidenziato le «caratteristiche davvero straordinarie di visione e di determinazione» di Loris Fortuna, l’esempio di «una vita vissuta dentro le istituzioni, ma senza perdere il contatto con la realtà, al contrario sempre attenta e in ascolto dei soggetti più deboli e fragili, e sempre decisa nello schierarsi al loro fianco». Fortuna «appare lontanissimo dal modo che vi è oggi di intendere l’impegno e la partita politica, non di rado più privilegio che servizio alla collettività, in chiave di tutela e avanzamento dei diritti fondamentali. Sei le legislature in cui ha avuto modo di dimostrare la propria visione “lunga”, attraverso un inesausto impegno democratico, nelle istituzioni e nel territorio, mantenendo sempre uno sguardo attento anche nei confronti della regione e dei suoi territori ed esigenze», ha sottolineato Nunin, ricordando, tra gli altri, l’impegno per la tutela della minoranza slovena in Italia attraverso una proposta di legge presentata già nel 1971, i cui frutti si sarebbero colti diversi anni più tardi.

Proprio l’importanza di Fortuna per la politica regionale e per il Friuli in particolare, sono stati al centro dell’intervento introduttivo di Federico Pirone, componente del consiglio direttivo del Patto per l’Autonomia, che ha ricordato la partecipazione del deputato friulano, partigiano e deportato durante la guerra, ad alcuni momenti che hanno segnato la politica e la società friulana: dalla difesa dei braccianti delle lotte del Cormôr alle questioni della definizione dello Statuto speciale e degli obiettivi assegnati alla nascente Regione per seguirne poi l’attività contribuendo all’idea di una “regione-ponte” con l’Est e la Mitteleuropa. «Un percorso di vita e di impegno esemplare, al servizio della sua terra, che merita l’inserimento di Fortuna nel pantheon delle figure politiche friulane che sono state capaci di rappresentare al meglio il Friuli e i suoi valori».

L’esempio di Fortuna, per tutte e tutti, a partire dalle giovani generazioni, è stato ricordato nei loro saluti anche da Stefano Nazzi, segretario provinciale del Partito Socialista Italiano, e dal sindaco di Udine Alberto Felice De Toni.

A concludere l’incontro è stato Massimo Moretuzzo, presidente del Gruppo consiliare regionale Patto per l’Autonomia – Civica FVG che, nel sottolineare anch’egli, la necessità di riconoscere a Fortuna il posto che merita tra coloro che hanno costruito, con visione e coraggio, il Friuli di oggi, ha anche annunciato la presentazione di un emendamento alla manovra di bilancio, in aula dalla prossima settimana, per la creazione di un archivio del politico friulano che possa sanare l’attuale lacuna storiografica e nella memoria pubblica rispetto all’attività di Fortuna.

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Ferma condanna dell’atto vandalico ai danni della sede della Lega

Moretuzzo: «La democrazia si difende con il dialogo, non con l’intimidazione»

 

Ferma condanna da parte del capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo dell’atto vandalico ai danni della sede regionale della Lega a Udine, imbrattata con scritte offensive. «Il vandalismo è inaccettabile, mina il rispetto reciproco che deve guidare la comunità – afferma Moretuzzo –. La democrazia si difende con il dialogo e con il confronto, non con l’intimidazione».

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Venerdì 5 dicembre, un convegno sulle strade forestali promosso dal Passo Giusto

Si intitola "Strade forestali. Riflessioni tra utilità, impatto e normativa" il convegno-dibattito che il Passo Giusto organizza per venerdì 5 dicembre alle 17,30 a Tolmezzo, presso l'Albergo Roma in piazza 20 settembre, 14.

Questo il programma:

Progettazione e uso appropriato della viabilità forestale, di Rino Gubiani (docente di Meccanizzazione agricola e forestale all'Università di Udine)

L'impatto delle strade forestali sulla stabilità dei versanti in relazione ai cambiamenti climatici, di Dario Tosoni (geologo)

Criticità dei finanziamenti pubblici finalizzati alla realizzazione di viabilità forestale, di Mario Di Gallo (già commissario del Corpo forestale regionale)

Modera Anna Pugliese (giornalista, collaboratrice de L'AltraMontagna)

segue dibattito

 

 

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